Pubblicazioni

  • Giuditta Podestà und ihr Bruder Giuseppe sind uns zwei überaus geschätztePersönlichkeiten und Freunde — über ihren Tod hinaus. Sie bleiben uns ein Vorbild und damit Antriebskraft zugleich für ein Europa der Bildung und der Wertegemeinschaft, die es gerade heute zu verteidigen giit, weil die Europäische Union in Gefahr ist, wegen der immer mehr wachsenden nationalen Egoismen auseinander zu brechen. Wir stehen mit diesen beiden Menschen hinter ihren Idealen, die sie unermüdlich mit

    scharfem Sachverstand, zugewandtem Herzen und grosser Bescheidenheit mit Blick auf sich selbst vertreten haben. Möge ihr Vermächtnis nicht nur dem Leser dieser Denkschrift als zukunftsweisend erscheinen, sondern ihn zugleich beauftragen, diese Ideale an andere weiterzutragen.


    Giuditta e Giuseppe Podestà sono per noi non solo due personalità stimatissime ma anche amici — oltre la loro morte. Per noi rimangono sempre un esempio e uno stimolo per un'Europa di cultura e di una

    società basata su valori comuni che devono essere difesi proprio adesso che l’Unione Europea è in pericolo di crollare a causa dei sempre più crescenti egoismi nazionali. Condividiamo i loro ideali per i quali hanno sempre lavorato instancabilmente con un’intelligenza acuta, un cuore ardente con una grande modestia personale. Per i nostri lettori questo ricordo sia non solo una prospettiva per il futuro ma anche un impegno a trasmettere questi ideali.

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    Giuditta & Giuseppe Podestà

  • Premettendo i sentimenti d’affetto e le memorie familiari che mi legano personalmente sia al Convento di Santa Maria la Vite dove i miei nonni materni hanno lavorato e vissuto, sia alla famiglia Podestà (in particolare, alla professoressa Giuditta che mi ha coinvolto, io giovanissimo, negli affascinanti lavori di restauro), nel definire il complesso monumentale occorre sottolineare che ci troviamo di fronte ad una struttura conventuale medioevale riconosciuta monumento storico dal Ministero

    dei Beni Culturali , la cui importanza culturale, artistica e storica, travalica i confini del territorio olginatese e provinciale per assumere rilevanza regionale, nazionale e internazionale. Importanza che non deriva al Convento di Olginate solo dall’avere attraversato qualche secolo di storia, dall’essere stato luogo di preghiera e di lavoro, dalle sue interessanti architetture o dagli affreschi del Quattrocento e del Seicento ma, anche, dall’aver ospitato, tra gli anni Ottanta del

    Novecento e i primi anni del Terzo Millennio, convegni e seminari di respiro europeo che hanno richiamato a Olginate docenti e studenti da tutte le università del mondo. Merito, quest’ultimo, della intelligente e intensissima attività della professoressa Giuditta Podestà e del fratello Giuseppe, illuminati proprietari del complesso di Santa Maria la Vite, ai quali si deve il restauro di questo monumento e la creazione del Centro Internazionale di Studi Lombardi ( CEISLO). Sono stati

    proprio gli studi e le intuizioni del CEISLO e di Giuditta, che hanno portato ad individuare nello stile lombardo (“erede delle qualità essenziali già all’arte antica di Roma ”) e nella più generale cultura lombarda (connotata da “umanità, fortezza, semplicità”), alcuni dei valori fondanti delle radici culturali dell’Europa. Un’intuizione, questa, davvero interessante e ricca di prospettive, che potrebbe fare della regione lombarda il “cavallo di punta nel moto

    risorgimentale europeo, di cui anticipa tanti segni. E’ all’interno di quest’ottica che il Consiglio Regionale della Lombardia auspica che l’Associazione, Culturale “Il Melabò inaugurando la propria sede operativa nel Convento di Santa Maria la Vite, pubblicando questo prezioso volumetto, collaborando con l’Associazione Santa Maria la Vite “Giuditta Podestà”, raccogliendo l’eredità del CEISLO, aprendo la struttura al territorio e al pubblico e progettando di farne

    un’importante “fucina di idee”, possa proseguire, a partire proprio dalle antiche pietre del Convento di Olginate, sulla strada della “ricerca dei “valori fondanti di una nuova era”. Giulio De Capitani Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia

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    Santa Maria La Vite

  • Dopo il saggio Silone e Machiavelli (2003) e altre comparazioni poetico-musicali scritte in collaborazione con il critico musicale Roberto Zambonini, fra cui: Leopardi-Mozart (2008), Silone-Puccini (2009), Mazzini-Mozart (2011), Gadda-Malher (2012), Giuseppe Leone propone un confronto fra Giacomo Leopardi e Carmelo Bene. Partendo da un luogo emblematico come la torre (quella Campanaria di Recanati che rimanda al Passero solitario di Leopardi e degli Asinelli di Bologna che evoca la

    Lectura Dantis di Carmelo Bene), Leone legge l'opera dei due grandi attraverso i contrasti scrittura/oralità,  silenzio/voce, significante/significato, che furono alla base delle performance teatrali dell'artista salentino, ma che non sono stati meno  determinanti nello sviluppo dell'opera leopardiana. Una lettura attenta e puntuale che il critico conduce attraverso un andirivieni di comparazioni fra analisi testuali e testimonianze biografiche e autobiografiche, che

    rivelano insospettate similitudini fra due geni che perseguirono l'identico fine di orientare la poesia e il teatro nel segno della voce, nel tentativo di strapparli al silenzio della scrittura.

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    Giuseppe Leone D’in sulla vetta della torre antica